PROGETTARE IL FUTURO SOSTENIBILE

Un’interessante convergenza di prospettive sui temi ambientali, di conservazione delle foreste, design circolare e architettura riconfigurabile accomuna Carlo Ratti e Italo Rota, uniti nella collaborazione per i progetti Natural Capital, all’Orto Botanico di Milano, e del Padiglione Italia a Expo Dubai 2020. Ce lo raccontano in prima persona

Manuela Di Mari

15 Ottobre 2021

Negli ultimi anni, in maniera sempre più accelerata, Carlo Ratti e Italo Rota hanno avviato in parallelo percorsi di ricerca concentrata su come ripensare il processo costruttivo in funzione di una maggiore integrazione tra natura e ambiente, con una riflessione aperta sui grandi temi dell’architettura e della città. Si sono ritrovati insieme nella realizzazione dell’installazione all’interno dell’Orto Botanico di Brera a Milano, durante il recente Fuorisalone, per riflettere sul ruolo vitale del verde per il benessere del pianeta mostrando il contributo degli alberi alla riduzione di emissioni di CO₂ in atmosfera. Uniti anche nello sperimentale Padiglione Italia a Expo Dubai 2020, dimostrando l’alto potenziale del riuso in architettura. Ci spiegano come.

Nell’installazione all’Orto Botanico, come siete riusciti a materializzare un processo impalpabile come la produzione di CO₂ da parte dell’uomo e la relativa cattura da parte degli alberi, evidenziandone anche la connessione?
CR
: Abbiamo scelto il linguaggio dei dati, comunicando l’importanza delle piante per assorbire e stoccare anidride carbonica nel corso del loro ciclo vita. Da qui l’idea di creare una visualizzazione di dati da attraversare fisicamente, con la direzione creativa di Italo Rota.

Una sfera all’ingresso rappresentava la quantità di anidride carbonica prodotta da una persona media, mentre all’interno, ad ogni specie dell’orto analizzata corrispondeva una sfera con diametro variabile in base alla quantità di anidride carbonica assorbita e conservata da ciascuna specie.

Che materiale avete utilizzato? Quale l’iter creativo?
CR
: Le sfere sono in plastica riciclabile, che verrà immessa in nuovi cicli produttivi. L’iter creativo ha avuto come punto di partenza il contesto stesso dell’Orto Botanico di Brera, in cui le sfere potessero idealmente fluttuare nello spazio e rendere tangibile il loro valore per il benessere della città.

Avete lavorato a stretto contatto con ENI e con il il team del professor Alessio Fini del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano per la stima dei servizi ecosistemici. Come vi hanno aiutati a trasmettere il valore della protezione e della conservazione delle foreste?
CR
: Trattandosi di una installazione basata sulla visualizzazione di dati, è stato fondamentale l’apporto scientifico del professor Alessio Fini, dell’Università di Milano. Trentasette specie coltivate all’interno dell’Orto Botanico di Brera sono state analizzate e classificate per stimare la quantità di CO₂ sequestrata e stoccata come biomassa legnosa e accumulata da ciascuna di esse nel corso del tempo. Ogni bolla ha un diametro diverso in base alla quantità di anidride carbonica che la rispettiva pianta è in grado di catturare e stoccare in un anno.

Il tema del riuso è invece il perno sul quale avete sviluppato il Padiglione Italia a Expo Dubai 2020. Perché lo definite “esperimento di architettura riconfigurabile e design circolare”?
IR
: Questa definizione racchiude le sperimentazioni che abbiamo messo in campo in diversi aspetti del Padiglione Italia, progettato da CRA – Carlo Ratti Associati e Italo Rota Building Office con matteogatto&associati e F&M Ingegneria. La facciata multimediale dell’edificio è stata realizzata utilizzando due milioni di bottiglie di plastica riciclata. Fa inoltre uso di innovativi materiali da costruzione – dalle alghe ai fondi di caffè, dalle bucce d’arancia alla sabbia – e impiega un avanzato sistema di mitigazione del clima che utilizza sistemi naturali che si ispirano a tecnologie bioclimatiche. Anche la struttura stessa dell’edificio esplora il tema del riuso, tutto il padiglione rappresenta una sorta di ‘architectural banking’: un catalogo da cui scegliere gli elementi di architetture future, sempre nella chiave della circolarità.

Avete trovato un grosso sostegno da parte delle aziende che hanno collaborato. In che modo?
IR
: La sinergia con diverse realtà ci ha permesso di utilizzare materiali e innovazioni in linea con i princìpi dell’economia circolare, sviluppati in collaborazione con aziende di punta italiane che si ispirano a questi princìpi e con cui abbiamo collaborato per la messa a punto di materiali, ad esempio provenienti da resti di caffè e bucce d’arancia, che vengono recuperati, lasciati essiccare e ridotti in polvere, e che sono stati utilizzati per rivestire i percorsi e le passerelle sospese. Lo stesso padiglione poggia su una duna alta 5 metri, con una finitura realizzata con sabbia di provenienza locale.

All’interno troviamo una vera e propria coltivazione di alga spirulina, in parte utilizzata per polveri naturali di finitura di alcune tinteggiature. Il percorso interno è inoltre arricchito da oltre 160 specie vegetali sviluppato in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e con il botanico Flavio Pollano.

Questo paesaggio naturale rende omaggio alla biodiversità e alla bellezza dei vari biotipi dei territori d’Italia e del Mediterraneo e contribuisce al miglioramento del clima interno, vive all’interno dell’edificio. Sono stati studiati una serie di accorgimenti speciali, tra cui l’irrigazione che è in parte risolta con speciali tecnologie che filtrano l’umidità dell’aria e la rilasciano sotto forma di acqua irrigua.

Tornando al ruolo decisivo degli alberi, come avete concepito il Belvedere all’interno del padiglione?
IR
: Il Belvedere è il culmine di un percorso inteso come un’esperienza di attraversamento e osservazione per il visitatore che entra nel padiglione. Gli ospiti accedono al percorso interno tramite una scala mobile che li porta fino al livello di 11 metri dal suolo, direttamente sotto la navata del primo scafo.

Da questo punto panoramico è possibile osservare l’intero padiglione, per poi iniziare a camminare su una passerella sospesa al di sopra degli ambienti espositivi e delle installazioni. Qui è visibile il Belvedere: un’architettura circolare in pietre costruita secondo l’arte tradizionale dei muretti a secco, tipici del territorio agricolo italiano, arte che è divenuta patrimonio immateriale dell’Unesco; la copertura è sormontata da una cupola ricoperta da piante selvatiche della macchia mediterranea che si compongono a definire questo paesaggio.

Quella con Eni è una collaborazione consolidata che esplora nuovi paradigmi di economia circolare e sostenibilità. A Dubai avete realizzato insieme l’installazione Braiding the Future, che mostra la tecnologia di biofissazione intensificata della CO2. Ce ne parlate?
CR
: L’installazione sviluppa il tema della biofissazione di anidride carbonica. Per questo abbiamo ricreato una coltivazione di microalghe utilizzando una cascata di liane alte 20 metri. All’interno di ciascuna delle liane luminescenti scorrono le microalghe: il circuito a vista diventa un’interpretazione della tecnologia di coltivazione di questi organismi unicellulari che, attraverso il naturale processo di fotosintesi, producono composti ad alto valore. Per noi rappresenta un nuovo capitolo della nostra ricerca sul tema della convergenza tra Naturale e Artificiale.

C’è differenza tra architettura e design sulla strada della sostenibilità?
CR
: Gli anglosassoni usano la parola design in un senso più ampio per racchiudere tutto ciò che racchiude il progetto, inteso nella sua origine latina: pro- iectum, gettare in avanti. In questo senso il lavoro dei progettisti ha per sua natura una tensione al futuro. Noi vediamo in questa tensione un terreno fertile su cui pensare nuovi modi di far convergere il naturale e l’artificiale – che si tratti di un prodotto, di un’architettura o di uno spazio urbano.

Natural Capital, Milan – Photo © Marco Beck Peccoz
Padiglione Italia, Expo Dubai 2020 – Photo © Michele Nastasi